Curiosità: cosa determina il “sesso” delle squadre di calcio?

Curiosità: cosa determina il “sesso” delle squadre di calcio?

Vi siete mai chiesti perché si è soliti riferirsi al femminile quando si parla di Roma, Juventus e Inter, mentre si utilizza l’articolo maschile per Milan, Napoli e Torino? Una regola c’è.

Poiché la lingua italiana non utilizza il genere neutro, per attribuire il “sesso” a una squadra basta applicare un semplice dettame, spiegato dall’Accademia della Crusca, la più nota istituzione linguistica italiana:

“Quando la squadra porta lo stesso nome della città di appartenenza – o una sua variante, come nel caso del Genoa – il genere maschile serve a distinguerla dal toponimo, che è normalmente femminile (quindi la magnifica Cagliari = la città; il magnifico Cagliari = la squadra). Il femminile, probabilmente dovuto al sostantivo sottinteso squadra, si adopera con nomi derivati da un aggettivo etnico (la Fiorentina, l’Udinese) e con nomi che non corrispondono a un toponimo (quindi l’Atalanta, la Juventus, la Sampdoria e anche la Lazio, che così si distingue oltretutto dal nome della regione). La principale eccezione, di fronte a una spiegazione del genere, è la Roma”.

Quindi i club con un nome in cui è presente il nome di una città saranno di genere maschile: il Milan (termine inglese che sta per “Milano”), il Napoli, il Bayern Monaco, il Manchester United, il Chievo Verona ecc.

Viceversa, i club in cui non è esplicitato il nome di una città saranno di genere femminile: la Juventus, la Sampdoria, la Fiorentina, l’Inter, l’Atalanta ecc.

NAZIONALI

Per le selezioni nazionali il discorso è diverso.

A differenza dei club che possono essere più di uno per ogni città, le nazionali sono totalmente identificabili con lo stato di cui sono espressione. Motivo per cui prendono il genere della nazione stessa, attribuito senza una logica riconoscibile, come ci spiega il Corriere della Sera

“una regola non c’è e non è possibile stabilirla. La regola, semmai, è che nell’italiano i nomi propri geografici seguono per il genere la medesima sorte dei nomi comuni indicanti cose inanimate; le quali cose, non potendo avere un sesso come lo hanno gli uomini e gli animali, dovrebbero considerarsi propriamente di genere neutro, come accade in altre lingue antiche e moderne. Ma l’italiano non ha il neutro, e perciò è capitato alle cose inanimate, come ai nomi geografici, ora il maschile, ora il femminile, secondo l’origine, secondo la tradizione o l’uso. Certo, generalmente si dice che sono maschili i nomi che finiscono in -o e femminili quelli in -a, e senza dubbio anche la maggior parte dei nomi propri geografici segue questa regola; ma come abbondano le eccezioni per i nomi comuni (la mano, il poeta), così abbondano anche per i nomi propri geografici: il Canada, il Sudafrica, il Guatemala, il Kenia, il Panama, il Venezuela, l’Alto Volta eccetera”.

Pertanto, l’Italia è senza dubbio di genere femminile. Ma i suoi avversari?

Il 31 maggio affronteremo in amichevole l’Irlanda (genere femminile), il 4 giugno il Lussemburgo (genere maschile), quindi l’8 giugno gli Azzurri sosterranno un test di preparazione ai Mondiali contro “la” Fluminense, un club brasiliano a cui ci si rivolge al femminile, in quanto il suo nome non è associato al nome di una città.

Nel girone della Coppa del Mondo dovremo fare i conti con l’Inghilterra (genere femminile), l’Uruguay (genere maschile) e un’eccezione linguistica. Come spiega il Corriere della Sera: “la Costa Rica, sempre femminile quando è scritto in due parole, diventa il Costarica quando è scritto in una parola sola”.

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