Intervista esclusiva al Ct Milena Bertolini: tra passione sportiva e storica qualificazione al Mondiale!

Intervista esclusiva al Ct Milena Bertolini: tra passione sportiva e storic

Milena Bertolini è il commissario tecnico che ha portato la Nazionale Italiana di Calcio Femminile ai Mondiali dopo 20 anni. Emiliana – nata a Correggio in provincia di Reggio Emilia – con una fitta bacheca di coppe e scudetti vinti da calciatrice e allenatrice di club, si definisce “una persona normale a cui piace fare attività fisica e leggere libri di psicologia, crescita personale e naturalmente di calcio”. Vivoazzurro.it l’ha intervista in esclusiva!

Come è nata la tua passione per questo sport?
Abitavo in campagna, dove non c’erano campi da tennis o di altre discipline sportive, ma c’era il pallone. Ero una bambina innamorata dello sport in senso lato, e all’oratorio i miei amici giocavano a calcio: così mi sono appassionata a questo gioco. 

Che tipo di calciatrice eri?
Non sono nata dotata dal punto di vista fisico e tecnico, ma sono migliorata con studio, impegno e tanto allenamento. Quando giocavo alla Foroni Verona, il mio allenatore mi diceva che ero una giocatrice scientifica e razionale, perché studiavo gli avversari e in campo ero molto concentrata. Ricordo che a 19 anni, a fine gara, già scrivevo le analisi delle partite.

Da bambina quali erano i tuoi “idoli” calcistici?
A dire il vero non ne avevo. Ma quando giocavo da sola, essendo tifosa del Milan, immaginavo di giocare come Rivera, anche se chiaramente non avevo il suo talento. Seguivo anche altri sport: amavo l’atletica leggera, mi piacevano Sara Simeoni e alcune atlete finlandesi che praticavano il lancio del giavellotto.

E invece da allenatrice, quali sono i tuoi punti di riferimento?
Mi piace Zeman, ma ammiro molto anche Ancelotti e Guardiola.

Come ti definiresti da allenatrice?
Ho una grande passione per il mio lavoro, studio molto e credo che l’aspetto relazionale con le giocatrici sia fondamentale. Da lì nasce tutto.

Passiamo alla cronaca recente. Sette vittorie su sette, 18 gol fatti, solo due reti subite e qualificazione ai Mondiali raggiunta in anticipo. Qual è il segreto di questo storico successo?
E’ stata decisiva la forte motivazione delle ragazze che volevano qualificarsi a tutti i costi. Loro hanno qualità e talento; io sono riuscita a farglielo capire, lavorando molto sull’autostima e sulla fiducia.

Quanto è importante l’attenzione mediatica che le Azzurre hanno ricevuto dopo la qualificazione al Mondiale e con l’ingresso di un club noto come la Juventus nel campionato di calcio femminile?
Credo che sia molto importante, poiché aiuta a fare conoscere il movimento, le ragazze e crea punti di riferimento per le nuove generazioni. Mi auguro che la crescente notorietà di alcune calciatrici spinga molte le bambine a emularle e le avvicini al gioco del calcio.

Dove si colloca l’Italia nel confronto con le altri pretendenti al Mondiale?
Siamo indietro rispetto alle favorite. Squadre come, ad esempio, USA, Giappone, Germania, Brasile sono più forti sulla carta. Lo sappiamo, ma d’altra parte siamo indietro anche nel ranking e il nostro movimento calcistico conta meno tesserate. Tuttavia, abbiamo diversi mesi per cercare di crescere ancora un po’ e, magari, arrivare al Mondiale da outsider. Le qualità tecniche, le conoscenze tattiche e le forti motivazioni sono i punti di forza di questo gruppo.

Che tipo di lavoro svolgerete in quest’anno di preparazione alla Coppa del Mondo?
Dobbiamo continuare come abbiamo fatto finora, lavorando sull’intensità di gioco e migliorando nella gestione della palla. Da questo punto di vista facciamo ancora fatica, e quando incontriamo squadre forti ci manca un po’ di coraggio. Ma miglioreremo!

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